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           Universauser  Varese presenta il ciclo  di

letture (conferenza) e libera discussione (Caffè Filosofico Il Convivio) sul   tema                  

 

<HUMANA CONDITIO>

CRISI DELL’UOMO E CRITICA DELLA CIVILTÀ

 

«Che cosa sia un uomo

 e che cosa convenga alla natura umana fare o subire

 in modo diverso dalle altre nature,

di questo va in cerca il filosofo».

 

                                                                           (Platone, Teeteto)

Il Ciclo è a cura del prof. Antonio G. Balistreri, docente di filosofia presso il Liceo Cairoli di Varese

primo incontro


lettura


LA DOMANDA DI SENSO  NELL’UOMO DI OGGI

VENERDI' 31 MARZO ORE 17,30

PRESSO SPAZIO SCOPRICOOP

6 Edward Hopper

clicca qui per il pieghevole con l'intero ciclo  in pdf

clicca qui per  la locadina del primo incontro  in pdf

La condizione dell’uomo di oggi

Presentazione

Morte di Dio, avvento del nichilismo, età del disincanto, morte dell’uomo, tramonto dei valori, eclisse della ragione, crisi dei fondamenti, fine del soggetto, pensiero debole, età dei simulacri, condizione postuma, società liquida e chi ne ha più ne metta.

Tutti gli appellativi con cui si definisce la situazione del nostro tempo indicano il venir meno di un’epoca, ma non ne prospettano il reale superamento. Sembra piuttosto di assistere ad una lunga agonia.

Viviamo dunque in un’epoca di incertezze, in cui sembra essere venuto meno il senso del nostro essere al mondo. Difficile fare gli educatori con questi presupposti. Ma abbiamo poi proprio bisogno di un senso per vivere o possiamo anche farne a meno? La filosofia ha sempre cercato di prospettare un’analisi del proprio tempo, di approntare diagnosi, anche quando si trattava non di trovare soluzioni, ma di colpire ancora più forte sui punti deboli del proprio tempo, magari per affrettarne il declino e finalmente sbarazzarcene.

Si era ancora in piena apoteosi del progresso, a fine Ottocento, quando già si cominciò a predicare un nuovo verbo: decadenza. Max Weber, lui che era ancora un grande, riteneva di appartenere già ad una generazione di epigoni. Cosa dovremmo dire allora di noi oggi, noi che veniamo già dopo gli epigoni?

Abbiamo bisogno di una diagnosi del nostro tempo, per ritornare ad orientarci nel pensiero. Oppure per imparare a smarrirci in esso. Forse oggi nemmeno “un Dio potrà salvarci”, e forse non abbiamo bisogno di essere salvati, o perché si rifiuta la salvezza come qualcuno rifiuta il battesimo o perché la deriva ormai è inesorabile.

Un tempo si poteva dire ancora: una sola cosa sappiamo, “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Oggi, nemmeno questo. Perfino la conoscenza in negativo ci è preclusa. All’età delle illusioni è seguita quella delle disillusioni. Oggi anche queste sono svanite.  Progrediamo stancamente, soprattutto nel campo della tecnica, quasi per coazione a ripetere: nessuno si aspetta più “magnifiche sorti e progressive”, eppure si lascia rassegnati che le cose vadano per il proprio verso. Quanto manca perché il pianeta diventi una camera a gas? Ma intanto vivremo tutti non meno di cent’anni, però non ci saranno più bambini per le strade; saremo tutti sempre più interconnessi, ma non conosceremo il vicino di casa; spazio e tempo diventeranno categorie obsolete nel nostro ordine di riferimento terrestre. La memoria storica tenderà a scomparire o ad essere semplicemente archiviata. Nessuno ne sentirà il bisogno.

Orientarsi nel pensiero era una volta compito del filosofo. Non sarà oggi forse quello di insegnare a smarrirsi? Ma di quanto caos, di quanta entropia, può essere capace l’uomo? Nell’età che ha scoperto il principio di indeterminazione, bisogna chiedersi se l’uomo è in grado di lasciarsi vivere senza determinarsi.

Insomma, può la filosofia offrire una diagnosi del proprio tempo, o deve rinunciare anche a questo nel sospetto che voglia ritornare alle sue pretese forti di un tempo? Ed allora, se la filosofia non può offrirci nessun orientamento, quale può essere il suo compito in un tempo in cui molti sentono di nuovo bisogno di rivolgersi ad essa per avere qualche lume, forse perfino qualche conforto. Forse la filosofia deve insegnare oggi a convivere con il nulla e la follia, come una volta ha insegnato a vivere con l’essere e la ragione? Cosa ha da dire la filosofia all’uomo di oggi? Perditi del tutto, impara a smarrirti, oppure sii capace di ritrovare una strada e disegnati un tuo percorso, possibilmente un progetto di vita condiviso con altri, abbastanza disincantato per non essere integralista? 

Ci sono tante domande che abbiamo lasciato cadere e che oggi forse vale la pena di riprendere. È questo che ci ha spinto a rimettere al centro della nostra attenzione la questione della Humana Conditio. Lo faremo riprendendo a studiare i grandi testi del recente passato e le analisi acute che ci vengono dagli autori contemporanei.

Antonio G. Balistreri                               marzo 2017

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